Caldaie a confronto: tradizionale, condensazione e pellet

Caldaie a confronto

Devi sostituire la tua caldaia e ti stai chiedendo quale fa al caso tuo? Vuoi sapere quale impianto è adatto alle tue esigenze di ridurre i consumi energetici? In questo articolo metteremo le caldaie a confronto: tradizionale (funzionante in molti impianti esistenti), condensazione e pellet, per fornirti una guida informativa utile.

Caratteristiche di funzionamento

Vediamo alcune caratteristiche di funzionamento delle tre caldaie. Per la prima, la caldaia tradizionale, ci limiteremo a un puro confronto informativo, in quanto a partire dal 26 settembre 2015, in base alla Direttiva Ecodesign ErP e nell’ambito del protocollo di Kyoto, queste caldaie non potranno più essere prodotte, mentre gli impianti in funzione potranno comunque continuare ad essere utilizzati fino a necessità di sostituzione.

La caldaia che conosciamo tutti come tradizionale è costituita da un bruciatore che va a miscelare il carbonio derivato dal metano con l’ossigeno. I fumi della combustione riscaldano una serpentina contenente acqua che una volta scaldata viene immessa nel circuito di riscaldamento. La caldaia tradizionale utilizza solo una parte del calore dei fumi nel processo di combustione, il resto viene espulso dalla canna fumaria. Per questo fattore il rendimento si ferma al 90% perché non c’è alcun recupero del calore. Queste caldaie si diversificano in due versioni: tipo C, a camera stagna e tiraggio forzato, e tipo B a camera aperta, in cui il tiraggio avviene naturalmente e l’aria viene prelevata dall’ambiente circostante.

La seconda caldaia che diventerà lo standard per tutti è la caldaia a condensazione, una caldaia innovativa che ha un alto rendimento e garantisce maggiore efficienza rispetto alle altre caldaie, il suo rendimento infatti supera il 105%, in quanto recupera il calore latente anche dai fumi di scarico reimmettendolo nel circuito di riscaldamento. I fumi vengono raffreddati (ecco perché il termine “a condensazione”) fino a farli tornare a uno stato liquido, questa è una vera e propria risorsa di calore e permette di recuperare il calore e riutilizzarlo, abbassando inoltre notevolmente la temperatura dei fumi in espulsione dalla canna fumaria. Il recupero del calore latente oltre ad aumentare il rendimento garantisce un risparmio notevole nei consumi.

Il terzo elemento che prendiamo in esame è la caldaia a pellet che funziona grazie alla combustione del materiale derivato dalla trasformazione del legno. Il pellet, una volta prelevato in modo automatizzato, viene trasferito in un braciere dove la combustione genera aria calda. L’aria calda viene poi trasferita in una camera di combustione circondata dall’acqua. L’acqua calda viene poi immessa nell’impianto. Grazie a un serbatoio incorporato e volendo, aggiuntivo, la caldaia può sostituire sia la funzione di una caldaia tradizionale come impianto principale, sia essere affiancata a una caldaia esistente.

Quando conviene l’una o l’altra e i punti di forza

È importante sapere quale caldaia è la più adatta alle proprie necessità, sia in termini di utilizzo, di caratteristiche del proprio immobile, che di consumi.

La caldaia tradizionale, ancora funzionante in molti impianti esistenti, si presta a un utilizzo generico, sia frequente che con accensioni distanti nel tempo. È quindi ottimale sia per prime case che seconde case o case da vacanze in cui non è garantito un uso frequente e continuativo, per abitazioni piccole in cui il consumo modesto per via del minore volume da riscaldare risulterebbe antieconomico e difficilmente ammortizzabile, per abitazioni con riscaldamento a termosifoni che richiedono temperature elevate di esercizio.

La caldaia a condensazione, viste le sue alte prestazioni, ha caratteristiche che la rendono ottimale per consumi costanti e medio-elevati, per un utilizzo frequente e costante, ad esempio in zone in cui l’inverno ha temperature che raggiungono almeno lo zero. Per poter sfruttare tutte le sue caratteristiche, è indicata per una prima casa e meno per una casa da vacanze, per un’abitazione medio-grande (trilocale, quadrilocale, villetta), in quanto il suo maggior costo non sarebbe facilmente ammortizzabile nei consumi. La caldaia a condensazione ha un elevato rendimento termodinamico, soprattutto se accoppiata a un impianto radiante (a pavimento o a parete/soffitto) che lavora a temperature di esercizio basse (tra i 50 e i 55 gradi), in questo caso il risparmio rispetto a una caldaia tradizionale sale al 40%.

La caldaia a pellet è una valida alternativa in tutte le situazioni, sia per l’acqua sanitaria che per il riscaldamento, in quanto è maggiore il rendimento del combustibile. In questa caldaia l’acqua dell’impianto di riscaldamento può essere immessa nel circuito, grazie alle regolazioni di un software elettronico, sia ad alta temperatura per i termosifoni, sia a bassa temperatura nel caso del riscaldamento a pavimento. Il suo punto di forza è l’utilizzo di un combustibile ecologico dal rendimento superiore a tutti gli altri combustibili, questo garantisce un risparmio energetico e basse emissioni inquinanti (inferiori alla norma EN 303-5).

Prezzi a confronto

I prezzi si diversificano per potenza da impiegare (misurata in kW), che a sua volta dipende dal volume da riscaldare, dalla zona geografica, dal grado di isolamento e prestazione energetica dell’edificio. Solitamente per un riscaldamento autonomo vengono utilizzate caldaie con potenza massima di 35 kW, almeno 24 kW se non ci sono particolari esigenze e in caso di riscaldamento e acqua calda sanitaria per un appartamento di 100 metri quadrati.

A parità di superficie e potenza, la caldaia che risultava più economica era quella tradizionale, con un costo di acquisto medio che si aggirava fra i 500 e 900 euro per una caldaia da 24 kW, a seconda della marca, a cui andava sommata l’installazione, per arrivare a una cifra manodopera inclusa di euro fra i 1.250 e i 1.500 euro (IVA esclusa).

Il prezzo della caldaia a condensazione si è abbassato notevolmente negli ultimi anni, tuttavia per l’acquisto si va dai 1.000 ai 1.500 euro, più la manodopera, per un range totale che sta fra i 1.750 e i 2.000 euro, IVA esclusa.

La caldaia a pellet ha un prezzo medio di acquisto, per modelli autopulenti, di 4.000-4500 euro per la stessa potenzialità indicata sopra, a cui va aggiunto un boiler per l’acqua calda sanitaria (circa 500 euro) e la manodopera di installazione dell’impianto (dai 300 ai 500 euro). Il vantaggio significativo della caldaia a pellet sta nei consumi, grazie all’utilizzo del suo combustibile. Infatti a parità di potere calorifico, con il pellet si risparmia il 60% rispetto al gasolio, il 50% rispetto al metano e oltre il 70% rispetto al GPL. Inoltre, se al posto dei fornelli a gas per la cucina si opta per la piastra ad induzione si può dire addio per sempre alla bolletta del gas, evitandone bollette, rincari, cauzioni e allacciamento al gas.

Detrazioni fiscali per l’acquisto o la sostituzione della caldaia

Gli incentivi per la riqualificazione energetica (Ecobonus) prevedono una detrazione del 65% dall’Irpef o dall’ Ires (sempre per l’anno 2018), qualora si sostituisca l’impianto di climatizzazione invernale con una nuova caldaia a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A.

Abbiamo trattato ampiamente l’argomento detrazioni fiscali all’interno del nostro articolo Sostituzione della caldaia: detrazione fiscale e incentivi.

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William Dollace
Autore:
Website: Caroselling

Copywriter con esperienza decennale nel settore tecnico, architettonico e tecnologico.